GUIDA – uso dei freni

GUIDA – uso dei freni

i freni servono per frenare. Fine guida…

e invece no. Non finisce proprio per niente perché è uno degli argomenti più dibattuti. Nei bar, in pista, dal meccanico, davanti a una birra.
Cercherò di riassumere un pò a cosa servono i freni e come usarli per guidare in sicurezza e per ottimizzare la nostra guida cercando le prestazioni.

Le moto moderne sono tutte dotate di freni a disco, più o meno potenti, sia all’anteriore che al posteriore. Alcune all’anteriore hanno un solo disco, altre due. Alcune hanno le pinze radiali, altre le assiali. Alcune le pompe radiali, altre le assiali (altre ancora le semiradiali). Ma la guida vale un pò per tutte, poi vedremo alcune differenze al differenziarsi della qualità e potenza della frenata.

Perché l’anteriore è più potente del posteriore?

Avere un freno posteriore molto potente, a discapito dell’anteriore, creerebbe sbandate e scodate date dal fatto che il carico sul posteriore sposterebbe la moto tangenzialmente facendola “sgommare”. Anche sulle auto i freni anteriori hanno una potenza superiore e sono quelli che si consumano prima proprio perché anche le auto gestiscono la ripartizione dei pesi sull’anteriore più che sul posteriore. Provate a usare il freno a mano in rettilineo… anzi, no… non provateci.
Nelle moto l’anteriore ha una dimensione tale da riuscire a frenare il mezzo che, per effetto del trasferimento di carico dato dalla frenata stessa, si sposta all’anteriore. Proprio per questo trasferimento repentino e a volte violento di carico verso l’anteriore, il posteriore si alleggerisce perdendo di aderenza (l’esempio massimo è quello degli “stoppie” degli stuntman in cui la ruota posteriore punta verso l’alto dopo che lui ha bloccato l’anteriore con una frenatona).

Usare l’anteriore o il posteriore?

Si usano entrambi, a volte uno solo dei due, a volte combinati insieme più o meno aggressivamente.
In caso di staccata su un rettilineo o similare, frenare con il solo anteriore, come abbiamo detto, genererebbe un alleggerimento del posteriore. Molto pericoloso.
E’ normale che se non facciamo una staccatona esagerata, non ne risentiremo. Ma, è buona norma staccare contemporaneamente anche col posteriore in modo che il trasferimento di carico sia equilibrato.
Adottando uno stile di guida non estremo, in realtà non vedremo grosse differenze a frenare con il solo anteriore (io faccio così perché cerco di arrivare alla curva senza fare staccate al limite. Economizzo carburante e freni ). Se però sentiamo che il nostro stile di guida e di frenata fanno scomporre il posteriore, la risposta la sappiamo già: dobbiamo frenare anche con il posteriore.
In alcuni casi, quando ci accorgiamo che la frenata non avrebbe il risultato sperato, dobbiamo essere in grado di andare contro l’istinto e ragionare con l’esperienza e gli automatismi che ha chi colleziona migliaia di km in moto: modulare la frenata, a volte lasciare i freni e cercare di trovare uno spazio per passare.
Qualche anno fa, con una moto che non brillava per potenza e modulabilità dell’impianto frenante, mi ritrovai, dietro una curva, con una fila di auto ferma. In quel caso il cervello subito attivò il relè di mano e piede sul freno… un millisecondo dopo, vedendo quale traiettoria avrebbe percorso la moto frenata, ho lasciato il freno e optato per una via di fuga alla destra delle auto per poi riprendere a frenare per fermarmi.

Allora il posteriore a che serve?

Come detto prima, serve a stabilizzare la moto in staccata ma, oltre a questo, serve per correggere anche le traiettorie in curva.
Per l’effetto giroscopico di dischi, gomme e cerchi (pesano molto e in velocità centripeta aumentano il loro “peso”), la moto in piega tenderebbe ad uscire dalla traiettoria verso l’esterno della curva qualora si pinzasse con l’anteriore. Oltre naturalmente a esiti catastrofici in caso di perdita di aderenza anteriore a causa della frenata.

Succede però in alcuni casi, che durante una curva ci accorgiamo di avere una traiettoria troppo larga… allora il cervello fa una cosa strana… cerca di aiutarci mettendoci nei guai. Se diamo retta al cervello, infatti, pinziamo con l’anteriore perché non ci sentiamo sicuri di riuscire a finire la curva…. e la moto magicamente si raddrizza (dannato effetto giroscopico) portandoci ad invadere la corsia opposta e a finire fuori strada.
In questo caso ci sono due soluzioni: o ci fidiamo delle gomme e cerchiamo di recuperare la curva affrontata male piegando quel tanto in più che ci tenga in traiettoria…. o “peliamo” leggermente con il freno posteriore in modo che l’angolo di piega aumenti di qualche grado. Questo però è completamente contrario all’istinto. E’ esperienza.

Rischi dell’uso improprio o della cattiva manutenzione

Gli impianti freno attuali hanno alcuni limiti strutturali. A meno che non abbiamo impianti di marca e realmente sportivi (quindi niente tubi in gomma e dischi e pinze sottodimensionati… non storcete il naso… molte moto supersportive hanno freni di cacca) il rischio di metterli in crisi è dietro l’angolo. Frenate prolungate e cattiva manutenzione, allungano molto lo spazio per frenare e rendono la successiva frenata un terno al lotto. Se l’impianto è di qualità e noi siamo bravi a modularlo, basterà una frenata decisa per arrivare alla velocità desiderata ed entrare in curva senza scomporre la moto. Se surriscaldiamo l’impianto le successive frenate risulteranno spugnose e poco efficaci.
Un simile rischio si ottiene usando molto il freno

posteriore quando non ce ne è necessità. Essendo infatti il freno posteriore molto più piccolo dell’anteriore, si surriscalderà molto presto e, non essendo in grado di dissipare il calore in breve tempo, un uso continuo farà ammorbidire la leva rendendolo inutilizzabile.

By |2019-04-02T10:04:46+00:00giugno 26th, 2018|Tutorial|0 Comments

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Vice Presidente Indesmoniati D.O.C.

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